collettivo

Fondato da stefania zuccari, madre di renato

Era il 27 agosto 2006 quando Renato Biagetti morì accoltellato da due ragazzi neofascisti alla fine di un concerto reggae.

Un anno dopo, sua madre Stefania Zuccari, insieme ad altre donne, diede vita al Comitato Madri per Roma Città Aperta, ispirandosi alle Madres de Plaza de Mayo, che hanno trasformato la sofferenza per la perdita dei loro figli e delle loro figlie durante la dittatura argentina in un “ritorno con vita”, in una straordinaria lotta per rivendicare i loro ideali e i loro sogni. Altro riferimento è stata Haidi Giuliani, che continua con fermezza a mantenere vivo il ricordo di suo figlio Carlo, ucciso brutalmente dallo Stato durante il G8 di Genova del 2001: la sua è una denuncia costante della violazione dei principi della nostra Resistenza antifascista, sui quali è fondato il nostro Stato.

Il nome Madri per Roma Città Aperta vuole proprio richiamare questa nostra Resistenza e l’immagine di una città libera, accogliente e solidale, dove non ci sia spazio per alcuna forma di discriminazione e sopraffazione.

Le Madri hanno scelto di trasformare il loro dolore in una presenza viva e attiva attraverso l’impegno, l’incontro e la condivisione. Hanno raccontato, nelle scuole, nelle università e nelle piazze, le storie di Renato, di Carlo, di “Dax” Davide Cesare, anche lui accoltellato da militanti neofascisti nel 2003 a Milano, ma anche di Valerio Verbano, ucciso sotto gli occhi dei suoi genitori a Roma nel 1980. Sua madre Carla, finché è vissuta, non ha mai smesso di lottare perché venisse a galla la verità sull’assassinio di suo figlio, e di molti altri giovani antifascisti uccisi dalla fine della guerra a oggi.

Praticare e raccontare l’antifascismo è stato il compito delle Madri in questi vent’anni, confrontandosi sui temi della pace, dei diritti umani lesi in Italia e nel mondo, della difesa dei territori minacciati dallo sviluppo capitalistico e della giustizia sociale. Hanno stretto legami con i familiari delle vittime della violenza politica e con realtà e comitati di madri impegnate nella difesa della dignità umana. Rosa, madre di Dax, e Haidi, madre di Carlo, fanno parte del Comitato.

L’attività del Comitato ha inoltre assunto una dimensione internazionale, incontrando le Madres de Plaza de Mayo in Argentina, i familiari dei desaparecidos in Messico, i genitori dei compagni di Clément a Parigi, di Carlos a Madrid e, in Palestina, le madri impegnate contro la violenza e nella difesa della vita e della libertà dei propri figli. Tutto ciò ha rafforzato la convinzione che dolore e solidarietà non conoscano confini, ma siano una risposta concreta alla violenza e all’ingiustizia.

Fa parte delle attività anche la collaborazione con l’ANPI, associazioni e realtà sociali, per far sì che l’antifascismo, basandosi sulla memoria, riesca a proporre una lettura attuale dei rischi per la libertà, i diritti e la giustizia sociale e a ricordare che un mondo migliore e più equo è possibile.

Insieme ai compagni e alle compagne di Renato, il 27 agosto di ogni anno il Comitato costruisce a Focene, dove fu assassinato, un momento collettivo a lui dedicato, mentre nei primi giorni di settembre collabora alla realizzazione di “Renoize”, una grande iniziativa politica e popolare voluta da Stefania, sua madre, per ricordarlo. “Renoize” unisce, attraverso partecipazione e incontro, tutto ciò che era caro e in cui credeva Renato: antifascismo, musica, sport, diritti, equità sociale e pace, in Italia e nel resto del mondo.

Il Comitato vive grazie all’impegno volontario delle donne che lo compongono e di tutte le persone che scelgono di condividere il suo percorso. Partecipare significa contribuire a mantenere viva la storia e la memoria di chi è stato colpito dalla violenza fascista e sostenere una cultura fondata sulla solidarietà, sul rispetto e sull’uguaglianza. Perché il ricordo, trasformato in memoria, possa diventare patrimonio condiviso, non appartenendo più solo al passato, ma diventando una responsabilità del presente e un impegno per il futuro, affinché il fascismo e ogni forma di odio non trovino mai spazio nella società.