Per sempre nei nostri cuori e nelle lotte

Renato era un giovane ingegnere del suono di 26 anni, ucciso da due giovani neofascisti sul litorale romano, la notte tra il 26 e il 27 agosto 2006.

Otto coltellate.

Una così violenta da lasciare il segno dell’elsa del coltello sul suo corpo. Il tragico epilogo di un’aggressione al termine di una serata reggae sulla spiaggia. Di una notte di fine estate, in riva al mare, fatta di amore, musica, risate.

Renato, il tuo sorriso ci abbraccia, entra nelle viscere, nei nostri sogni di una vita sana, pura, dove la violenza non ci appartiene, dove tutto ciò che è gioia, amore, diversità ci arricchisce interiormente facendoci vibrare!

Non a caso avevi scelto il suono, vibrazione dell’anima da cui nasciamo: TUM TUM, il primo battito quando veniamo al mondo…

Quel suono ci accompagna all’interno del tuo ventre, MADRE!

TUM TUM, all’esterno quel suono ci nutre di amore, esperienze, sogni, aspettative, ideali che formano e strutturano la nostra personalità.

TUM TUM, perdevo questo suono, sovrastata dalla violenza, dalla rabbia, dalla paura delle mie lacrime, oppressione, buio, confusione….

TUM TUM, eccolo di nuovo, non posso abbandonare quel suono che tu curavi con tanto amore e gioia, rendendo pure e pulite al massimo quelle vibrazioni che scorrono in noi, facendoci diventare elettricità allo stato puro!

In questo giorno tanto “indefinibile” non a caso mi trovo qui, contenta di essere cresciuta in questo ambiente, sinonimo di pace e rispetto, dove una mano non è alzata per aggredire, ma tesa in segno di accoglienza e calore; dove un coltello aiuta solo in cucina o a tavola e non è la pericolosa estensione di un braccio di chi ha bisogno di armarsi per dimostrare tutto il suo vuoto morale.

La frequentazione di questi luoghi e delle persone che li abitano e li animano ha sicuramente contribuito alla mia formazione, come donna e cittadina che ripudia la violenza in ogni sua forma, che cerca di capire il prossimo senza fermarsi alle apparenze, che tenta di costruire un proprio pensiero critico e libero, libero dalle mille sovrastrutture che ci circondano ma soprattutto da questo mondo piatto e omologato, dove spesso la violenza nei pensieri e nei comportamenti sembra essere l’unico veicolo per poter affermare il semplice fatto di esistere.

La solidarietà dimostrata nei miei confronti in questi momenti dolorosi, anche da persone sconosciute, ma sicuramente a me legate da identici valori, oltre ad aiutarmi ad affrontare il presente e soprattutto il futuro, mi ha convinto ancor di più di appartenere a quella parte di società che, pur non esente da difetti ed umane debolezze, rimane la più sana e più pulita. Di questo ne vado orgogliosa.

Ringrazio tutti per il calore che mi avete trasmesso in questi giorni, aiutandomi molto, Matra e fratello-padre Dario, voi per primi… Siete il suo sangue, vi sento dentro di me, mi appartenete come una nuova famiglia; grazie per avermi coccolata ed accolta tra le vostre braccia ed avermi regalato questo gioiello così raro e prezioso,

è stata una favola meravigliosa dove ho volato libera con un angelo!, nella gioia dei sorrisi e come una sirena (“sirenetta”, così mi chiamava) ho nuotato nelle profondità dei suoi occhi, della sua fantasia, della sua passione.

Questa violenza cruda, brutale e gratuita mi ha strappato il cuore ma il vostro sostegno e calore TUM TUM vibra dentro di me. Vi amo tutti.

Laura

Dal blog veritàperrenato.noblogs.org – Anche Laura era presente la notte che hanno ucciso Renato

La colpa di Renato? Secondo chi lo ha ucciso “essere straniero”, “diverso”. “Essere una zecca”. La banalità del male che si trasforma in morte. Era solo una dance hall sulla spiaggia.

Questo è il fascismo

Due giovani di 17 e 19 anni, celtica tatuata addosso, coltelli in tasca. Cresciuti in una cultura di intolleranza e prevaricazione, nella noia e nel disagio dell’estrema periferia.

Nessuno stupore, visto che quell’odio per il diverso era — ed è — urlato dagli scranni del Parlamento dagli eredi, in giacca e cravatta, di Mussolini ed Almirante, con cui il nostro Paese non ha mai fatto veramente i conti.

Se vorrete potrete approfondire cos’erano gli anni in cui Renato veniva ucciso e il clima che si respirava — li trovate qui e qui — così come nel dossier verità per Renato trovate il racconto più dettagliato della sua storia.

Una cultura mortifera

Quando hanno ucciso Renato, noi avevamo già visto in controluce quello che stava arrivando. Non era difficile da intuire.

2003 · Milano

Davide “Dax” Cesare. Tre anni prima di Renato, la notte nera di Milano. Cuore Grande, perde la vita per mano fascista.

2008 · Verona

Nicola Tommasoli. Ucciso da cinque neofascisti.

2008 · Milano

Abdoul “Abba” Guibre. 19 anni, ammazzato a sprangate in un bar perché, secondo i suoi carnefici, avrebbe rubato dei biscotti.

2011 · Firenze

Samb Modou e Diop Mor. Uccisi; Moustapha Dieng resta paralizzato. Spari di un estremista neonazista vicino a CasaPound, 13 dicembre.

2018 · Macerata

La tentata strage. Sei migranti colpiti a colpi di pistola. L’unica “colpa”: essere neri.

Questi sono solo alcuni degli episodi avvenuti in questi anni, e tutto questo è successo “oggi”, non cent’anni fa. Il fascismo non esiste più? Ma i fascisti e i razzisti uccidono ancora.

I sogni di Renato continuano a vivere

Quando hanno ucciso Renato, però, nonostante i giornali, nonostante i politici, nonostante tutto, ci fu la città antifascista e partigiana. Ci furono l3 giovani e le meno giovani che risposero alla consegna di Stefania, la mamma di Renato:

“Io mi riprendo il sangue del mio sangue. A voi lascio il sorriso. Le idee. Il suono. Perché Renato era musica.”

Ed è lì che successe qualcosa che ci ha portato fino a qua, perché, come direbbe Balzac, “Nelle grandi crisi, il cuore si spezza o diventa più forte”.

Da quel dolore nacquero tanti progetti: il Comitato Madri per Roma città aperta, grazie all’amore e all’energia di Stefania; La politica non c’entra (2007), un piccolo fumetto che provava a raccontare il contesto in cui avvenne l’omicidio; la Reggae Coalition, che ha unito i sound di tutta Roma; il Renoize festival antifa; Roma Calling, un’alleanza di gruppi musicali romani; le due sale prove e registrazione Renoize (Acrobax a Roma ed Ex Cimarelli a Terni); la sezione ANPI Renato Biagetti; il progetto Enoize, nato dalla passione di Dario, il fratello di Renato, tra laboratori di degustazione di vino e cibo — un altro modo per raccontare la sua storia e sostenere progetti; Prossima Fermata. Una storia per Renato (2016), il fumetto di Errepush e Zerocalcare.

E ancora: i viaggi in Palestina, Argentina, Spagna, Francia, per gli anniversari di Genova 2001 e in Val di Susa del Comitato delle Madri. E tanti altri progetti come Il giardino di Renato, di cui troverete informazioni in questo sito, che nasce per raccontare la sua storia — una storia che in questi vent’anni si è intrecciata a molte altre storie.

Contro ogni fascismo
#ionondimentico

È la campagna a cui abbiamo dato vita nel decimo anniversario dell’omicidio di Renato, fatta di iniziative e mobilitazioni in cui si sono incrociate lotte, territori e percorsi. Accompagnata dalla pubblicazione di Prossima Fermata. Una storia per Renato di Zerocalcare ed ErrePush, che quest’anno abbiamo rieditato insieme a Cronache Ribelli e Tekio Kairos.

Anche nella costruzione del ventesimo anniversario abbiamo mantenuto questo spirito, perché la memoria è un ingranaggio collettivo potentissimo che costruisce legami tra generazioni diverse, lotte diverse, ma ispirate agli stessi principi. Perché mantenere vivo quel fuoco: raccontando la verità sull’omicidio di Renato, raccontando cos’è il fascismo oggi, le responsabilità di ieri e di oggi che hanno contribuito a farlo crescere. Ma soprattutto costruire insieme gli strumenti, i linguaggi e le pratiche affinché un giorno, semplicemente, non sia più previsto.